domenica 31 maggio 2009

Libri: web, sconti ed eventi contro la crisi

I libri in tempo di crisi? Si continuano a vendere prova ne sia che nel 2008 il mercato ha subito solo un lievissimo calo ,-0,6%. Il numero dei lettori cresce, 44% contro il 43,1% nel 2007, ma per le librerie il 2009 si annuncia tutto in salita.
Con i suoi circa 3,7 miliardi di euro il libro pesa per il 18,7% sul mercato totale dei contenuti che in Italia vale 19,8 miliardi. Il canale principale di diffusione dei libri nel 2008 è rimasto la libreria tradizionale che rappresenta ancora il 41% circa del mercato trade, le catene valgono circa il 32%, la Gdo pesa per il 18%, mentre internet, dato da tutti in forte crescita, vale circa il 5% del totale. In sintesi i due canali che hanno registrato il maggiore sviluppo delle vendite sono le catene e il web.
I dati Nielsen indicano per i primi tre mesi del 2009 una frenata del -3% in termini di volumi, che i responsabili delle grandi librerie Feltrinelli, Mondadori, Fnac. “I primi cinque mesi dell’anno si chiudono in negativo, -2% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno - dice Stefano Sardo, direttore generale di Librerie Feltrinelli -. Il mercato italiano è in ritirata e al momento, esaurita la spinta degli ultimi grandi bestseller, fatica a ripartire”.
Anche il leader del settore libri, il Gruppo Mondadori, pur mantenendo la sua quota di mercato al primo posto in classifica (26,8%) nel primo trimestre 2009 ha subito una perdita a valore del -5,4%. Un calo di vendite confermato dall’andamento nel trimestre della divisione “Trade” dell’azienda, -3,6%, che vede tenere il livello delle vendite nelle catene mentre è in calo quello nel canale Gdo. I punti vendita con le insegne Libreria Mondadori e Mondadori Multicenter gestiti direttamente dal Gruppo sono attualmente 17 nelle grandi aree metropolitane ai quali vanno aggiunte le oltre 150 librerie in franchising aperte nelle maggiori città di provincia.
La crisi c’è e si fa sentire in libreria come al supermercato. “La nostra performance per quanto riguarda il segmento libri, dall’inizio di quest’anno, si mantiene costante o in crescita rispetto al 2008 – sottolinea Marco Pannarale, Buyer Libri di Fnac Italia -. Ci accorgiamo però che nel corso del singolo mese, verso la terza settimana, si verifica una netta flessione delle vendite”. Insomma, anche il libro fatica ad arrivare a fine mese.

domenica 24 maggio 2009

Contraffazioni: il made in Italy lasciato senza difesa

Il 2008 per i settori del comparto moda italiano (tessile, abbigliamento, calzature, pellicceria, sartoria e attività connesse) si è chiuso con un fatturato complessivo di 66,5 miliardi di euro. Un calo del 4% rispetto al 2007 che potrebbe venire recuperato facilmente se la lotta alla contraffazione facesse finalmente un salto di qualità.
Un fattore di competitività decisivo per la stragrande maggioranza delle 25mila aziende piccole e medie aderenti a CNA Federmoda è, infatti, l’istituzione di un marchio di tracciabilità che oltre a monitorare la filiera produttiva fornisca al consumatore tutte le informazioni necessarie a ricostruire la storia del prodotto che sta acquistando. “Abbiamo di fronte una grande sfida: sfruttare questo momento storico che vede il sistema economico internazionale in difficoltà, per proporre e valorizzare il modello italiano che ha in sé tutte le condizioni per superare la crisi e vincere sui mercati – afferma Antonio Franceschini, Responsabile Nazionale CNA Federmoda -. Per fare questo dobbiamo senza indugio rilanciare la manifattura come elemento base della ‘nuova economia’ che si sta affermando a livello mondiale e rafforzare i tratti originali del nostro sistema. Nel mondo, infatti, sta prendendo forma un concetto di virtuosismo produttivo, basato su creatività, qualità dei processi, dei materiali, dei dettagli, che è la caratteristica specifica del nostro modo di fare impresa e di stare nei mercati” (nella foto Adriano Stefanelli, con le scarpe di Obama).
Dobbiamo, insomma – secondo gli artigiani della moda -, sfruttare il momento storico favorevole al made in Italy. La qualità della vita italiana, lo stile italiano di cui noi a volte non cogliamo appieno le potenzialità sono fortemente apprezzati all’estero e i nostri distretti industriali dove nascono vestiti, scarpe, borse, complementi di moda, pellicce potrebbero essere ancora la chiave di volta di un possibile terzo Rinascimento. “E venuto il momento per il nostro sistema produttivo, di porsi alla guida di un movimento globale che si proponga di elaborare un modello di sviluppo alternativo a quello fin qui tracciato dalla globalizzazione – afferma Franceschini -. Questo però pone al centro del dibattito la questione di una concorrenza equa, punto che le piccole e medie imprese manifatturiere e le imprese artigiane italiane condividono e sostengono da sempre. Si tratta di definire una volta per tutte qual è il mercato di riferimento e quali sono le regole della competizione che devono essere le stesse per tutti i players”.

Ma su questo punto in Italia ci sono delle lobby molto forti che da anni impediscono l'approvazione di una legge in questo senso. Il valore della nostra produzione nel contesto internazionale si può difendere solo se saremo in grado di garantire ai consumatori di beni di lusso che il prodotti etichettati made in Italy, siano realmente prodotti italiani. Se però il governo al di la delle dichiarazioni di facciata non fa il suo dovere le nostre piccole imprese sono e restano senza difesa.

venerdì 22 maggio 2009

Telefonini: Tim in calo scommette sui sogni anni 70

La corsa del telefonino in Italia, crisi o non crisi, continua. Grazie a due fattori: tariffe in calo e concorrenza tra i gestori a colpi di opzioni, promozioni e spot che si va facendo sempre più serrata. L’attore numero uno, Telecom Italia Mobile, infatti, sta perdendo terreno a favore dei competitor i quali ne approfittano per guadagnare posizioni. Nel corso del 2008 TIM ha perso ben 1,5 milioni, di clienti registrando nell’ultimo trimestre dell’anno un forte calo che ha portato la sua share sotto il 40% a causa delle ripetute rimodulazioni delle tariffe. A guadagnare sono stati ovviamente Vodafone, che ha incassato 319 mila nuovi utenti portando la sua quota al 33,8%, Wind, che ha guadagnato 1,5 milioni di clienti aggiudicandosi il 20,4% del mercato. Segue H3G che, nonostante la quota ridotta di mercato (6,5%), è il gestore che ricava di più dai suoi abbonati: 33,5 euro al mese.
Dietro questi numeri c’è ovviamente una martellante attività di comunicazione con investimenti crescenti soprattutto in spot e campagne web che nel 2008 hanno sfiorato complessivamente la cifra di 8,5 miliardi di euro. Secondo Nielsen nei primi cinque mesi del 2009 il settore telefonia avrebbe già aumentato la sua spesa in Adv del 6,2%. A spendere di più l’anno scorso è stata Vodafone con oltre 167,2 milioni di investimenti, seguita da TIM, 127,6 e da Wind, 122,7, mentre H3G ha superato i 49 milioni di euro. TIM, che appare in difficoltà, dovrà cercare di recuperare e per farlo ha deciso di puntare ancora sul target giovani e sulla potenza dei loro sogni. Ma basterà lo spot giovanilista con la regia di Gabriele Muccino e la canzone di Boccelli a risollevare le sorti del leader? Difficile dirlo, anche perché oggi i sogni dei giovani, diversamente da quelli anni 70, non viaggiano da un pub all'altro su uno scassato furgone Volkswagen.

mercoledì 20 maggio 2009

La nuova Pozzuoli ricomincia dal mare

Ridisegnare con un Master Plan tutto il fronte mare per ritrovare l’identità perduta e rilanciare il proprio sviluppo. Sull’esempio di quanto è già avvenuto a Liverpool, Barcellona, Valencia e Genova, ma anche a Parigi e Londra. Questo è l’obiettivo del grande piano di riqualificazione urbana di Pozzuoli. Un piano da 1,3 miliardi di euro di cui un terzo circa verrà sostenuto da imprenditori privati.
“Dopo il bradisismo degli anni 80 erano arrivati a Pozzuoli ingenti finanziamenti per la ricostruzione e il risanamento dell’area – dice Mario Breglia di Scenari Immobiliari -, investimenti pari a 484,5 milioni di euro che sono stati finanziati e utilizzati per la costruzione di infrastrutture (strade, metropolitane, ferrovie) e la riqualificazione del Rione Terra che oggi sono completati al 90%. Interventi che però non erano stati inseriti in un progetto unitario che oggi è stato affidato all’architetto americano Peter Eisenmann il quale ha realizzato un piano di riqualificazione che dal Molo Caligoliano alla Punta Epitaffio per circa 4 chilometri di costa. Questo approccio risponde a quella che è la linea europea di rilancio di queste realtà: prima le infrastrutture poi i servizi e le attività”.
A Pozzuoli, come a Bercellona e Genova, il porto e gli insediamenti industriali hanno rappresentato per anni una sorta di “tappo”, di diaframma, tra la città ed il mare; dunque la riconquista e la valorizzazione dell’affaccio sull’acqua è stata considerata un’azione strategica per un rilancio ambientale ed economico (ma anche di immagine) della realtà urbana. Il Master Plan che dovrà ancora venire approvato prevede il rifacimento del lungomare con il recupero e il risanamento dell’ex Sofar, stabilimento Breda dove si producevano carri ferroviari, un’area larga da 50 a 100 metri, affacciata su una spiaggia lunga un chilometro, dove sorgeranno Centro congressi, alberghi, centro servizi e multisala, un centro velico internazionale e altre nuove attività economiche.
“Il recupero dell’area dell’ex stabilimento rappresenta un tassello importante all’interno di una strategia più complessiva – sottolinea Breglia – che può rappresentare un intervento molto significativo nel panorama nazionale non solo per le dimensioni dell’area (175.000 mq) e dell’investimento (stimato in 350 milioni di euro), ma per le importanti ricadute occupazionali e per la capacità di coniugare recupero ambientale, nuove attività economiche legate alle vocazioni della città, attraverso il disegno urbano. Un intervento che potrà fare scuola per altre realtà del Sud Italia”.

venerdì 15 maggio 2009

Anche lo yacht risponde alla voce

Parlare con le macchine diventa sempre più facile. Dopo il settore logistico, dove il “voice-picking” di magazzino è l'applicazione più diffusa, e quello medico, i sistemi vocali si stanno diffondendo anche in altri mondi. c'è infatti chi utilizza la voce per comandare le apparecchiature di bordo di uno yacht.
La prima applicazione è stata sviluppata per il CRN 121 Maraya, un maxiyacht già dotato di un sistema domotico tradizionale controllato da un personal computer. Al computer di bordo è stato interfacciato un sistema di interpretazione vocale in grado di estrarre da un comando rivolto a uno dei tanti microfoni installati a bordo gli ordini da eseguire. L'applicazione sperimentale di “domotica vocale nautica” è stata sviluppata da Itworks in collaborazione con l'Università Politecnica delle Marche e i cantieri CRN. Applicazioni come queste costituiranno la principale attrazione dell'edizione 2009 di Voice-ID, l'evento di Data Collection dedicato alle tecnologie vocali che si svolgerà il prossimo 17 giugno a Milano presso il Centro Convegni dell’Hotel Michelangelo.

giovedì 14 maggio 2009

Tecnologie venete per cantine cinesi

L’ultima commessa è arrivata in aprile dal Daghestan dove i viticoltori locali stanno inserendo nuove tecnologie enologiche nelle loro cantine, ma la linea automatica più prestigiosa e innovativa (18mila bottiglie l’ora) l’hanno appena consegnata alla Henkell Co. di Wiesbaden, uno dei maggiori produttori europei di spumante, bagnando il naso ai concorrenti tedeschi.
Bertolaso spa, storica azienda veronese fondata a Zimella nel 1880, opera nel settore enologico, progettando e realizzando macchine e impianti chiavi in mano per l’imbottigliamento c he integrano sciacquatrici, riempitrici, tappatrici, capsulatrici, distributori e alimentatori di tappi e capsule, trasportatori per bottiglie e casse, venduti in tutto il mondo seguendo da presso l’espansione inarrestabile della cultura del vino (a sinistra una vigna cinese di vini rossi nello Yunnan). “Sono appena tornata dalla Cina dove siamo presenti da anni con i nostri impianti. Il mercato si sta rimettendo in moto e le cantine cinesi stanno passando dal capannone allo ‘chateau’, imitando i francesi, puntando con decisione sulla qualità del vino, sul lusso e l’ospitalità di charme – dice Cristina Bertolaso, ad con la sorella Antonietta dell’azienda di famiglia e responsabile del marketing -. I cinesi sanno bene quello di cui hanno bisogno per competere con le produzioni europee, e se lo comprano”
Il Gruppo Bertolaso che ha 200 dipendenti e prevede di fatturare 38 milioni di euro nel 2009 (+14% nel 2008), è presente con i propri prodotti in tutto il mondo: l’export infatti copre circa l’80% del suo business. Ai mercati più consolidati, Europa e Nord America si vanno affiancando paesi nuovi, dall’Australia al Sud Africa, realtà economiche ad alto potenziale di crescita che, per affermarsi sullo scenario economico mondiale, si stanno attrezzando con le migliori tecnologie presenti sul mercato. Per questo anche la struttura aziendale della società si deve avvalere di tecnologie all'avanguardia. “I nostri prodotti sono molto avanzati e i concorrenti più temibili sono i tedeschi tradizionalmente fortissimi nell’automazione – afferma Antonietta Bertolaso che si occupa della gestione della società -. Le innovazioni di prodotto richieste dai clienti sono molto frequenti. Dobbiamo pertanto garantire una gamma sterminata di ricambi e componenti che vengono modificati seguendo l’aggiornamento degli impianti. Per far questo abbiamo scelto Think PLM, un sistema software di gestione del ciclo di vita del prodotto e della produzione fornito della Think3 di Bologna, che consente a tutti i reparti di dialogare e mettere in comune i dati utilizzando un unico data base. Un sistema con il quale siamo riusciti a ridurre i costi, accorciare il time to market, e soprattutto rispettare i tempi di consegna”.

lunedì 11 maggio 2009

Il salotto italiano riparte dal divano

Incentivi statali, collezioni a metà prezzo, saldi, sponsorizzazioni, largo uso di testimonial, sono questi gli ingredienti delle campagne di comunicazione realizzate dai “signori del salotto” made in Italy. Quello del mobile imbottito infatti è un comparto del settore arredamento che da tempo combatte strenuamente una durissima battaglia per mantenere e difendere le sue quote di mercato, in Italia e all’estero, insidiate dalla concorrenza mondiale.
Il segmento divani e poltrone che affonda le sue radici in diversi distretti industriali che vanno dalla Brianza alla Murgia, passando per la Romagna, rappresenta il 12% circa del valore complessivo della produzione nazionale di mobili e vanta tra i protagonisti importanti brand italiani del calibro di Natuzzi, Chateau d’Ax, Poltrone&Sofà. Il numero uno del settore, la Natuzzi di Santeramo (Bari) presente sul mercato con il marchio Divani&Divani, porta avanti una strategia molto articolata che mescola la comunicazione degli sconti sugli incentivi statali rivolti all’acquisto di mobili per ristrutturazioni, alla elegante e più classica campagna istituzionale. La campagna sugli incentivi è stata on air sui principali quotidiani nazionali e locali, sui settimanali, in radio, in affissioni e sul sito
www.divaniedivani.it fino alla fine di marzo. Contemporaneamente a livello nazionale sostiene il brand con un forte investimento in Tv e sulla stampa specializzata con una comunicazione che celebra il cinquantesimo anniversario dell’azienda pugliese.
Poltronesofà invece punta decisamente sulla campagna “metà prezzo” basata su un testimonial di forte impatto quale Sabrina Ferilli, on air su Tv e giornali, sostenuta dal nuovo sito internet che fa parte del progetto di rinnovo e rilancio dell’immagine dell’azienda forlivese. Sul sito è possibile, tra le altre cose, visualizzare l’intera collezione 2009 raccolta in un catalogo che vanta una prefazione firmata dal sociologo Francesco Alberoni. Chateau d’Ax infine non ha puntato i suoi messaggi sugli sconti, ma continua a credere nell’identità tutta italiana dei suoi prodotti, e nella forza di attrazione dei testimonial, facendo “firmare” a cinque vip amati e ammirati dal pubblico altrettante linee di arredamento. A questo scopo anche quest’anno prevede di investire il 10% circa del suo fatturato.

sabato 9 maggio 2009

Auto: la frontiera del riciclo si chiama fluff

Il “dinosauro” come lo chiama il suo proprietario, Michele Balestrucci, titolare della Metalmilv, uno dei più importanti trasformatori italiani di rottami metallici, ingoia ogni ora 80 cubi di lamiera compressa che un tempo erano automobili targate Fiat, Opel, Volkswagen. Li spezzetta nelle sue viscere meccaniche e li scompone in ordinati mucchietti d’acciaio, rame, alluminio e altri metalli non ferrosi, cavi elettrici e fluff, cioè residui di plastica, tessuti e altre sostanze di scarto.
L’impianto di Bollate (Milano) costato nel 2004 circa 23 milioni di euro, riesce a recuperare fino all’80% dei materiali contenuti in un veicolo ed è stato scelto per realizzare il test di separazione e recupero dei materiali delle vecchie auto previsto dall’Accordo di Programma siglato nel 2008 dai ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico e dalle principali associazioni di categoria del settore (Anfia, Unrae, Federaicpa, Assodem, Aira, Ada, Car-CNA e Assofermet). Obiettivo della prova, che ieri ha visto la frantumazione di circa 400 veicoli, un campione rappresentativo del parco auto fuori uso nazionale (1,5 milioni di vetture l’anno), era dimostrare ai rappresentanti del Governo presenti al test il livello di qualità raggiunto nei processi di separazione e recupero che consente di definire le normative più efficaci per raggiungere il target dell’85% di riciclo fissato dalla direttiva europea in materia.
“Attualmente si recupera senza problemi il 75% del veicolo, tra metalli, pneumatici, vetri, cerchioni di alluminio, paraurti e plance – osserva Luca Carbonoli di Assofermet, associazione che riunisce i commercianti di metalli, rottami e ferramenta -. Questo moderno impianto dimostra che è possibile arrivare a superare quota 80% vagliando più a fondo il fluff, ma il problema resta sempre come smaltire la quota non recuperabile, quel 20% residuo che attualmente finisce all’estero per mancanza di impianti di trattamento in Italia”.
I rappresentanti delle istituzioni e dei soggetti economici firmatari dell’accordo, aziende della filiera della rottamazione (che vale circa 500milioni l’anno), lo hanno ribadito con forza: senza una nuova normativa nazionale che definisca in modo più equilibrato e gestibile il problema di questi “rifiuti”, introducendo ad esempio la categoria dei “sottoprodotti”, sarà difficile trovare una soluzione economicamente sostenibile e le nostre imprese, produttori di auto, demolitori, aziende di rottamazione, dovranno continuare a farsi carico dell’onere di esportare in Germania e in altri paesi dotati di inceneritori e discariche dedicate, 350-400mila tonnellate l’anno di fluff al costo minimo di 140 euro la tonnellata.