venerdì 27 febbraio 2009

Venture capital sociale: arrivano i nuovi filantropi

La moderna filantropia si chiama “venture capital sociale”, un modo nuovo con il quale la ricchezza privata italiana può finanziare lo sviluppo delle imprese del "terzo settore", profit e no profit.
Un esempio di questa innovazione è il Centro Medico Sant’Agostino, il primo progetto sanitario italiano che intende offrire un servizio medico specialistico di qualità con tariffe pari alla metà e meno della metà di quelle di mercato. La nuova struttura (www.cmsantagostino.it) che aprirà il 2 marzo a Milano è stata finanziata con 1,5 milioni di euro da Oltre Venture, società fondata nel 2006 da Luciano Balbo, nome noto nel mondo del venture capital nazionale.

“L’iniziativa intende coprire l’area centrale del mercato che chiede servizi di qualità superiore a quelli offerti dalla struttura pubblica, in termini di velocità e di attenzione alla relazione, ai quali però la maggior parte dei cittadini non può accedere perché troppo costosi – osserva Luciano Balbo -. Qui le visite specialistiche costeranno tutte 60 euro, mentre le sedute di sostegno psicologico e psicoterapeutico 35 euro. Anche i servizi odontoiatrici avranno un prezzo largamente inferiore a quelli praticati nel settore privato”.
Il centro medico milanese è la quarta iniziativa avviata da Oltre Venture in due anni e mezzo di vita. Con un investimento complessivo di oltre 5 milioni di euro sta realizzando a Torino un "Albergo Sociale" da 10mila metri quadri per 450 posti letto, ha costituito PerMicro, una società finanziaria specializzata in microcredito rivolta a cittadini italiani e immigrati e una società in Sardegna che finanzia le giovani imprese che installano sistemi fotovoltaici.

giovedì 26 febbraio 2009

Case a basso costo e social housing contro la crisi

Un nuovo modello di casa, di buona qualità estetica e funzionale, sostenibile e, soprattutto, a basso costo. Questa la soluzione che i costruttori italiani di immobili indicano per far uscire il loro settore dalla crisi che nel 2009 provocherà una perdita di 250mila posti di lavoro tra dipendenti diretti e indotto. Bisogna pensare alla casa come a un prodotto industriale complesso, con una data di fabbricazione e di scadenza, un costo esplicito di gestione, uso e manutenzione, un ciclo di vita garantito, con maggiore trasparenza sui componenti utilizzati e sulle prestazioni. Solo così si potrà realizzare un prodotto-casa meno costoso, più funzionale e rispondente alle aspettative che sono emerse dai dati della ricerca Housing Evolution 2009 condotta da Makno&Consulting, sulle tendenze dei consumatori delle provincie di Milano, Lodi e Monza Brianza. Dalla ricerca curata da Mario Abis emerge una domanda di abitare con più sicurezza, più servizi e a costi minori, profondamente influenzata dalla crisi economica che stiamo attraversando. L’intenzione di acquisto di un immobile cala in un anno dal 10,7% al 5,5% del campione intervistato. La riduzione maggiore si registra a Milano (5,3% contro il 13,1%). Va sottolineato però che il 3,4% dei potenziali acquirenti afferma di dover rinunciare a causa dei costi troppo alti. Rimane costante la preferenza per gli immobili di nuova costruzione, mentre aumenta leggermente il desiderio di ristrutturare la vecchia casa (dal 6,/% al 7,7%). A Milano l’intenzione di spesa per la ristrutturazione si ferma a quota 11.786 euro in linea con la taglia più ridotta delle abitazioni, mentre a Monza si arriva a preventivare una spesa di 20mila euro.
La tipologia di abitazione desiderata cambia; cresce la richiesta di appartamenti piccoli rispetto al 2007 (+4,5%) contestualmente a un calo di propensione all’acquisto di ville (-5,4%). I requisiti principali richiesti dai consumatori sono per quanto riguarda l’immobile, la luminosità e l’isolamento acustico degli appartamenti, mentre per la scelta relativa alla zona di abitazione in primo luogo si chiede più sicurezza (9,1%), più collegamenti e trasporti (8,6%).

martedì 24 febbraio 2009

L'edilizia sostenibile è il futuro delle costruzioni

La crisi del settore costruzioni in Italia potrebbe finire nel 2010. A patto che si facciano investimenti “di sistema” nella direzione delle costruzioni eco-sostenibili, realizzate con i criteri della bioedilizia e con un bilancio energetico uguale a zero.
Secondo una ricerca realizzata dall’ENEA sugli scenari di sviluppo al 2020 del settore (30 miliardi di euro circa), da qui al 2020 la richiesta di progettazione e realizzazione di eco-edifici residenziali crescerà in modo uniforme assegnando una quota annua cumulabile del 10% del fatturato alle imprese che realizzano eco-edifici e ai professionisti che li progettano. La ricerca stima una crescita del volume d’affari del comparto pari al 6% in linea con quanto avvenuto nell’ultimo decennio.
Il fatturato delle nuove costruzioni residenziali ecosostenibili nel 2010 dovrebbe valere circa 3 miliardi di euro più 450 milioni di progettazione. A questa quota, sottolinea la ricerca, si aggiungerà un volume di business leggermente superiore relativo alle costruzioni non residenziali. Massima è pertanto l’attenzione di costruttori, sviluppatori e amministrazioni pubblici, come dimostra la recente nascita in Puglia di un nuovo distretto industriale dell’edilizia sostenibile. L’iniziativa si aggiunge a quella avviata nel 2003 a Treviso che oggi conta 455 aziende con circa 6mila addetti e un fatturato di 4 miliardi, in crescita del 20% sul 2007.
Il nuovo polo industriale promosso da ANCE Puglia e riconosciuto dalla Regione Puglia, si presenta come un’aggregazione di soggetti pubblici e privati che coinvolge più di 150 tra imprese edili, produttori di materiali, sindacati, associazioni di categoria, ordini professionali, centri di ricerca, istituti di credito, scuole di formazione professionale, Università e Politecnico di Bari. L’obiettivo del distretto è far crescere il mercato e dare nuove opportunità alle imprese di costruzioni ricorrendo all’edilizia sostenibile che nella regione, secondo le stime dell’Enea, potrebbe raggiungere nel 2020, tra residenziale e non residenziale, un valore di 8 miliardi con una domanda di materiali sostenibili pari a circa 2 miliardi.

domenica 22 febbraio 2009

Outplacement, roba da operai, anzi da operaie

Fino a ieri l’ouplacement era roba da top manager. Oggi ne discutono quotidianamente operai e impiegati perché questo servizio di consulenza, nato negli Stati Uniti 30 anni fa per ricollocare i grandi dirigenti delle multinazionali sempre più riguarda i lavoratori non specializzati espulsi dalle aziende in crisi. Operai, ma soprattutto operaie perché queste in Italia rappresentano la metà degli addetti alla produzione. La tendenza a ricorrere a questo servizio specializzato, che prevede anche un periodo di formazione e riqualificazione del lavoratore, è decisamente in aumento, anche perché l’outplacement riduce del 50% i tempi del ricollocamento che oggi sono normalmente di 24 mesi con un costo medio a carico dello Stato di1.300 euro al mese per lavoratore. In Italia sono una quindicina le imprese specializzate il cui giro d’affari presunto, formazione esclusa, è di circa 15 milioni di euro.
Le società di outplacement cercano di dare nuove specializzazioni ai candidati con corsi finanziati sia dal sistema pubblico che dalle imprese, in collaborazione stretta con sindacati ed enti formativi. Il servizio si può fornire solo collettivamente ad aziende, per i singoli, tipicamente per i manager e i tecnici di alto livello, c’è il career counseling che è una consulenza personalizzata. I tempi di ricollocamento per i candidati sono di 4-6 mesi, e il tasso medio di successo è pari al 90% (100% dirigenti, 89% operai e impiegati). Per gli operai la media è più bassa perché molti di loro preferiscono gestire in modo personale il periodo di Cig o mobilità, aumentando il proprio reddito lavorando in nero.
Il profilo dei candidati all’outplacement in Italia sta cambiando, sia professionalmente che in termini di genere. Più operai e impiegati che dirigenti, ma anche più donne che sono diventate il 37% dei candidati rispetto a cinque anni fa quando erano meno del 10%. Le aree aziendali di provenienza preponderanti risultano quella produttiva (53%) seguita in ordine da commerciale e marketing (22%), amministrazione finanza e controllo (10%), logistica e acquisti (4%), servizi generali (4%), direzione generale e top management (4%), information technology (3%) e risorse umane (1%). La maggior parte dei candidati, 92%, proviene dall’industria, l’8% dai servizi. In particolare dall’industria tessile (33%), chimico-plastica (29%), farmaceutica (15%) ed elettronica (7%). Quelli del settore servizi provengono da consulenza (33%), informatica (27%), finanza (16%) e grande distribuzione (11%).

sabato 14 febbraio 2009

Expo e metropolitane, la MM si prepara

Alla Mobility Conference tenutasi il 9-10 febbraio a Milano si è discusso molto di Expo e di metropolitane. Nuove linee da costruire e vecchie linee da estendere per raggiungere l’obiettivo di creare quella rete integrata di cui l’area milanese ha bisogno per reggere l’impatto di 160mila visitatori al giorno previsti dalla manifestazione.
“La M4, un tratto di 15 chilometri con 21 stazioni, che collegherà Lorenteggio e Linate è già nella fase di stesura del progetto definitivo – ha assicurato Lanfranco Senn, direttore del CERTeT-Bocconi e presidente di Metropolitana Milanese Spa -. Verrà realizzata con i l’intervento di un partner privato, il project financing è stato avviato, che parteciperà alla gestione”. La nuova linea partirà presso la stazione FS-San Cristoforo, per arrivare fino a piazza Vetra e da qui a Linate Aeroporto. I cantieri per la realizzazione dell'infrastruttura dovrebbero essere aperti entro 12 mesi.

Per quanto riguarda le metropolitane, tra opere essenziali, connesse e necessarie, i finanziamenti statali stanziati per l'Expo coprono attualmente il 50% circa dell’importo previsto. Le opere in costruzione sono due: la diramazione di 4,8 chilometri Famagosta-Assago della M2 e il prolungamento di 3,9 chilometri del tratto Maciachini-Affori-Comasina della M3. Il progetto definitivo è stato completato per la tratta di 2 chilometri della M1, da Sesto Stazione Fs fino a Monza Bettola. Nella fase preliminare sono i progetti relativi ai 6,3 chilometri da Garibaldi a San Siro della M5 e ai 10,8 chilometri da Cologno Nord a Vimercate della M2. E’ stato completato invece il progetto, 14,7 chilometri, per il prolungamento da San Donato a Paullo della M3.
Sono stati completati infine gli studi di fattibilità dei tratti Bignami-Monza, 6,3 chilometri, della M5 e Gessate-Cascina Pignone, 1,2 chilometri della M2. Per quanto riguarda il progetto della M6, 18 chilometri e 22 stazioni da Baggio a Ripamonti, considerata un’opera essenziale per l’Expo, lo studio di fattibilità e ancora in corso.

venerdì 13 febbraio 2009

L'arte italiana parla arabo

Il Giornale dell’Arte, portavoce dell’arte made in Italy a livello mondiale, considerato il più autorevole e importante media del settore, è stato scelto dal governo degli Emirati Arabi Uniti per realizzare una edizione in lingua araba.Il nuovo periodico che la casa editrice torinese guidata da Umberto Allemandi si sta preparando a stampare nei prossimi mesi, si chiamerà “Akhbar al Fanun” e avrà la redazione nella capitale della federazione araba. E’ destinato nelle intenzioni dei suoi promotori a fare da ponte tra la cultura islamica e quella occidentale e a coprire una vasta area di diffusione che andrà dal Marocco all’India.“Il governo di Abu Dhabi ha deciso di investire molto sulla cultura e sull’arte affidano ad esse un ruolo fondamentale per attirare negli Emirati turismo, scambi economici, investimenti. Dopo aver stipulato gli accordi con i più famosi musei del mondo, il Louvre e il Guggenheim di cui realizzerà le sedi ‘arabe’ in edifici spettacolari, ha scelto di puntare sulla nostra edizione inglese The Art Newspaper, per dare a questa politica uno strumento di comunicazione all’altezza degli obiettivi – dice Allemandi -. Naturalmente sono molto orgoglioso di questo riconoscimento. 25 anni fa quando ho iniziato non c’era niente di questo genere a livello mondiale, molte riviste, ma non una testata che facesse informazione sull’attualità mondiale del settore. Il mio è stato il primo giornale concepito esattamente come un quotidiano, ma di periodicità mensile, dedicato esclusivamente alle notizie del mondo artistico”.In questi anni Umberto Allemandi ha creato una rete fittissima di corrispondenti da tutto il mondo. Oggi sono quattro i giornali collegati che operano in stretta collaborazione: l'italiano Il Giornale dell'Arte, l'anglo-americano The Art Newspaper con edizioni a Londra e New York, il francese Journal des Arts e il greco Ta Nea Tes Technis. E’ prevista inoltre tra breve il rilancio dello spagnolo El Periodico del Arte.“La nuova testata sarà simile alle altre. Pubblicherà notizie in lingua araba e inglese, di diverso avrà un contenuto più didattico e un approccio appositamente studiato per incontrare i gusti di quei lettori – osserva l’editore -. Il direttore del progetto è mia moglie Anna Somers Cox, che è stata anche il primo direttore delle testate anglo-americane. Akhbar al Fanun come tutte le altre testate potrà avvalersi delle notizie e dei servizi del network e darà il massimo numero possibile di notizie fornendo una completa informazione internazionale di qualità, affidando i commenti agli specialisti più accreditati nelle rispettive materie, a prescindere dalla loro nazionalità. L’anno prossimo sarà per noi molto impegnativo anche perché abbiamo in progetto di estendere la diffusione di The Art Newspaper all’India con un’edizione locale”.

giovedì 12 febbraio 2009

Un designer italiano firma il nuovo museo Porsche


Un’enorme astronave bianca atterrata di fronte alla sede centrale della Porsche di Stoccarda. Questa è l’immagine che appare a chi si trova davanti al nuovo museo voluto dalla casa costruttrice della più famosa auto sportiva tedesca, ammirata da milioni di automobilisti di tutto il mondo. Il Porsche Museum, progettato da Roman Delugan, architetto italiano (è nato a Merano nel 1963), fondatore nel 2004 dello studio viennese Delugan Meissl Associated, è un monolite magicamente sospeso su tre sostegni che reggono la grande area espositiva di 5.600 metri quadrati dove sono ospitate più di 80 vetture storiche ed oltre 200 oggetti diversi legati alla storia della società. Una scelta architettonica che riesce a far “volare” la costruzione per la quale è stato necessario utilizzare ben 6.000 tonnellate di acciaio, quasi quanto quello impiegato per la costruzione della Tour Eiffel.
Oltre alla grande sala dove sono “parcheggiati" uno a fianco all’altro i modelli che hanno fatto la storia della casa di Stoccarda, nell’edificio sono ricavate ampie sale conferenza per l'organizzazione di eventi e sul tetto una magnifica roof terrace. Con la nuova struttura Porsche si attende almeno 200.000 visitatori l'anno contro gli 80.000 del precedente spazio adibito nell'area della fabbrica, che poteva ospitare a malapena 20 vetture.
Il museo, costato circa 100 milioni di euro, riunisce in un'unica location centrale, oltre alla selezione di vetture scelte tra le 300 che compongono la collezione Porsche, l'archivio storico dell’azienda, la biblioteca e anche un’officina deve i tecnici del museo saranno costantemente impegnati a mantenerle perfettamente funzionanti e dove i possessori di Porsche d'epoca potranno portare a restaurare le proprie vetture. Le auto della collezione, inoltre, saranno esposte a rotazione e questo attirerà gli appassionati che torneranno così più volte a visitare il museo. Tra tanti modelli di culto non poteva mancare il primo Maggiolino Volkswagen , progettato proprio da Ferdinand Porsche.
L'architetto Roman Delugan, il cui progetto ha vinto il concorso nel gennaio 2005, ha collaborato con diversi studi di architettura e realizzato numerosi progetti di grande impatto in tutto il mondo tra cui il nuovo Filmmuseum di Amsterdam (8mila metri quadri) che sarà inaugurato entro il 2009.

lunedì 9 febbraio 2009

Svizzera, hub logistico dei distretti italiani

Il made in Italy esporta sempre di più in Svizzera, anche per via della crisi dell’hub di Malpensa che non è riuscito finora ad intercettare la maggior parte del traffico delle merci italiane dirette verso i maggiori mercati mondiali (a sinistra lo scalo di Lugano).
“La Svizzera rappresenta da sempre un mercato di sbocco importante per le esportazioni dei distretti industriali italiani soprattutto del Centro Nord– afferma Stefania Trenti, economista dell’Ufficio Studi di Intesa Sanpaolo che trimestralmente pubblica un osservatorio dedicato a questo tema -. Nel 2007 ha assorbito il 4,2% delle esportazioni dei distretti, contro il 3,6% registrato dall’export sia delle aree non distrettuali (a parità di specializzazione) sia del totale delle vendite estere italiane. In valore assoluto nel 2007 l’export distrettuale in Svizzera ha raggiunto i 2,8 miliardi di euro, cifra aumentata ancora nel 2008 dal momento che nei primi nove mesi dell’anno il volume delle vendite è cresciuto del +8,7% rispetto allo stesso periodo del 2007”.
A valicare le Alpi sono stati nel 2008 i prodotti delle aziende venete, romagnole, toscane, emiliane, piemontesi e lombarde, ma anche napoletane. Scarpe del Brenta (+62%) e di San Mauro Pascoli (+49%), mobili brianzoli (+4%), borse fiorentine (+15%), tessuti biellesi (+188%), ceramiche di Sassuolo (+13,8%) sempre più vanno in Svizzera, ma nella maggior parte dei casi non rimangono lì. Il ruolo crescente assunto negli ultimi anni ha anche beneficiato della funzione di polo logistico utilizzata nel corso del tempo da alcuni specifici distretti ed aziende: il polo della pelle di Firenze (in particolare per il gruppo Gucci) e per l’oreficeria di Valenza (gruppo Damiani), a cui si aggiunge il distretto della maglieria/abbigliamento di Carpi. Le esportazioni di questi tre distretti rappresentavano nel 2007 un terzo circa del totale delle esportazioni distrettuali in Svizzera, con un forte incremento a partire dai primi anni di questo decennio (la quota di export verso la Svizzera di queste tre aree era pari soltanto al 5% nel 1995). La Confederazione assorbe oggi circa il 30% dell’export del polo fiorentino della pelle (pelletteria e calzature) e di quello della maglieria di Carpi e circa un quarto delle vendite estere di gioielli della provincia di Alessandria.

domenica 8 febbraio 2009

Globalizzazione e lotta di classe

Torneranno lunedì al lavoro gli operai della raffineria di Grimsby, nel nord Lincolnshire dopo il voto favorevole all’accordo raggiunto tra la Total - proprietaria dell’impianto - e i sindacati. L’intesa siglata tra le parti ha assegnato 102 posti di lavoro a operai britannici su un totale di 195 nuovi impieghi, nel contratto per la desolforazione del sito. Nessuno tra i 300 operai, italiani e portoghesi, impiegati dalla azienda siciliana Irem che incolpevoli avevano con la loro presenza provocato la rivolta degli operai britannici perderà l’impiego. Si chiude così positivamente e un po’ a sorpresa, quella che sembrava una battaglia perduta in partenza ingaggiata dalla vecchia classe operaia inglese contro la globalizzazione del lavoro. La protesta fatta di picchetti e scioperi che appariva disperata e impossibile quasi come fermare il mare con le mani, si è invece rivelata vincente a dimostrazione che le forme di mobilitazione e di lotta tradizionali non sono superate. La conclusione della vicenda basata sull’equilibrio e l’equità ci conferma che la mobilitazione solidale dal basso dei lavoratori, quando è saldamente ancorata alla difesa del diritto al lavoro e alla tutela della propria dignità, rappresenta sempre un’arma corretta da usare nel conflitto ineguale tra capitale e lavoro senza timore di apparire “vecchi”.

sabato 7 febbraio 2009

Il boom del solare a rischio incentivi

Il boom dell'energia solare in Italia è impressionante. In un solo anno è passato da 60 a quasi 300 megawatt installati e le previsioni dicono che il trend positivo (anche in termini di occupazione) potrebbe continuare fino al 2020. All’inizio del 2009 molti operatori però si chiedono cosa succederà sul fronte del “carburante” che alimenta il mercato fotovoltaico, ossia i finanziamenti bancari coperti dalla cessione dell'incentivo.
Per ora regna l’incertezza, ma è evidente che se la tendenza europea alla riduzione degli incentivi proseguirà (apripista sono stati Germania -25% e Spagna, -35%) e si estenderà all'Italia, la “bancabilità” del fotovoltaico (ricordando che gli incentivi non sono rivalutati in base all'inflazione) ne soffrirà. Anche di questo si discuterà alla terza edizione delle Giornate della Microgenerazione, organizzata dal settimanale e-gazette.it e da Updating, in collaborazione con la Camera di Commercio di Milano il 18 e 19 febbraio prossimi presso il Centro Congressi di Via Meravigli. “Il rischio che lo sviluppo di questo nuovo promettente comparto industriale e tecnologico made in Italy venga messo in forse dalla crisi finanziaria globale e dalle conseguenti decisioni in materia fiscale è molto reale – sottolinea Marco Comelli, organizzatore dell’evento -. In “positivo” per il fotovoltaico c'è il calo previsto nei prezzi dei pannelli solari, innescato da diversi fattori, in primo luogo la sovracapacità produttiva in tutti gli stadi della filiera fotovoltaica dovuta alla crisi economica. E' troppo presto per capire se questa riduzione dei prezzi sarà sostenuta da una contemporanea discesa dei costi derivanti da innovazioni tecnologiche, per esempio l'aumento della produzione di pannelli a film sottile. Sul fronte della microgenerazione, comunque, il film sottile probabilmente non porterà a grandi effetti, in quanto si tratta di tecnologia conveniente per ora solo in impianti di grandi dimensioni e a basso rendimento, come le applicazioni su grandi edifici commerciali”.

venerdì 6 febbraio 2009

Milano sostiene i commercianti danneggiati dai cantieri

Il Comune di Milano sosterrà economicamente le attività commerciali penalizzate dalla presenza di cantieri attraverso un finanziamento a tasso agevolato a medio termine che deve essere destinato alla chiusura di situazioni debitorie pregresse le cui rate risultino particolarmente gravose.
Il Comune investirà 2.000.000 di euro e chiederà alla Regione Lombardia un cofinanziamento di 1.000.000 di euro. “Il nostro obiettivo è duplice – spiega l’assessore ai Lavori Pubblici e Infrastrutture Bruno Simini -: da un lato vogliamo puntare allo sviluppo e all’ammodernamento della città, fattori utili anche per le attività commerciali, dall’altro ci impegniamo al massimo per rendere vivibile la convivenza con i cantieri, che inevitabilmente possono procurare disagi e criticità”.“La nostra attenzione nei confronti delle attività dei commercianti, che sono vitali per la società - prosegue Simini -, è dunque massima e questa iniziativa lo conferma. Ma lo confermano anche tutti gli interventi che abbiamo già messo in atto per rendere vivibile la convivenza con i cantieri, dal migliorare l’illuminazione, all’arretrare le cesate per favorire camminamenti agevoli in prossimità di negozi, a creare posti auto, come abbiamo fatto ad esempio in piazza XXV Aprile. Adesso – conclude l’assessore - arrivano anche i contributi”.

giovedì 5 febbraio 2009

Air Italy: piccole ali italiane crescono

Piccole alitalie crescono sulla tomba della ex compagnia di bandiera che è sì tornata a volare, ma molto ridimensionata in termini di mercato e di ruolo. I buchi lasciati vuoti a Malpensa e Linate sono evidenti e i concorrenti italiani si fanno avanti per riempirli. Da Natale al 12 gennaio, ad esempio per riempire i vuoti lasciati sulle rotte nazionali, Air Italy ha fatto viaggiare più di 8.000 passeggeri fra Linate, Bari e Napoli. Poi la CAI ha chiesto e ottenuto la sospensione dei voli, ma la piccola compagnia aerea fondata quattro anni fa dal comandante Giuseppe Gentile, non demorde e si pone sempre più in concorrenza con l’ex vettore pubblico. Il mese scorso ha inaugurato il suo nuovo collegamento Torino-Napoli, con tre frequenze andata e ritorno nei giorni feriali ed una sola il sabato e la domenica in sostituzione di altrettanti voli soppressi da Alitalia e sta rafforzando la sua offerta sui voli nazionali.
In quattro anni la società che ha iniziato l’attività come vettore charter da Torino nel maggio del 2005, è passata da zero a 12 aerei e dal giugno 2007 è entrata con discrezione nel settore dei voli di linea, su tratte nazionali e internazionali. Nel 2007 il primo bilancio consolidato del Gruppo, costituito oggi dalle tre compagnie aeree Air Italy, Air Italy Egypt, Air Italy Polska, si è chiuso con un fatturato superiore a 113,7 milioni di euro e un incremento del 109% rispetto all’esercizio precedente. “Nel 2008 dovremmo aver raggiunto quota 200 milioni" afferma Alessandro Notari, responsabile finanziario e commerciale della compagnia italiana indipendente che intende proporsi come alternativa sul mercato e giocare la sua partita a tutto campo. Air Italy cercherà sempre più di occupare gli spazi lasciati sguarniti da Alitalia-Air One con collegamenti tra Torino, Roma, Verona, Napoli, Bari e Catania, una politica di prezzi molto aggressiva e un livello di servizio molto alto, apprezzato dai clienti. “Quella sui voli nazionali sarà una partita lunga, ma la affronteremo con convinzione - dice Notari -, perché gli spazi ci sono. La Nuova Alitalia passa da 1.050 voli a 670, da 250 aerei a 148. Non potrà sicuramente coprire il 100% degli slot di Linate".

martedì 3 febbraio 2009

Italiani, povera gente

La guerra tra poveri esplosa nel Nord dell'Inghilterra tra operai inglesi senza lavoro e lavoratori italiani inviati nel Lincolnshire da un'azienda siciliana a costruire un impianto petrolifero mi ricorda uno dei miei primi servizi fotografici realizzato nel 1974 in Svizzera che aveva come soggetto gli emigrati "irregolari" italiani che lavoravano nei cantieri edili di Zurigo. Allora eravamo "povera gente" e giravamo il mondo per portare a casa uno stipendio con il quale mantenere la famiglia e far crescere i figli. E lo siamo ancora oggi purtroppo, come la vicenda inglese ci insegna, con la differenza che ieri volevano le nostre braccia a basso costo mentre oggi ci insultano perchè gli portiamo via il poco lavoro che gli inglesi, ex padroni del mondo, non riescono a garantire ai loro operai. Le foto sono tristi, grigie e un po' drammatiche, mi ha fatto notare mia moglie, ma gli anni 70 erano così, o almeno io me li ricordo così, tristi e grigi. Inoltre quando si lavora dormendo nelle baracche per sopravvivere, la vita non è rosea.