La domanda di spazio continua a crescere anche in tempo di crisi. Si tratta di una domanda trasversale che interessa sia le aziende che le famiglie, i professionisti, le banche, gli enti locali e gli artigiani. Gli oggetti che non possono più trovare spazio in casa o in azienda sono i più diversi: mobili, opere d’arte, attrezzi, libri, semilavorati e gioielli, vestiti e strumenti musicali, ma soprattutto documenti che si è tenuti a conservare per anni e la cui massa aumenta continuamente.La risposta delle società di logistica che si sono specializzate in questo servizio cerca pertanto di seguire il profilo delle diverse richieste con adeguate politiche di marketing. L’offerta di self storage ad esempio, che si rivolge indistintamente a tutti coloro che vogliono gestire autonomamente il proprio deposito di oggetti, è in espansione, anche se a un ritmo più lento e con dimensioni meno vistose di quanto accade in altri paesi.
Il business è nato circa 30 anni fa negli Stati Uniti e attualmente negli USA si contano più di 54.000 self storage. E' un'attività in continua crescita nel mercato americano dove si è registrata l'apertura di 15.000 nuovi siti negli ultimi 3 anni. La Gran Bretagna è stato il primo Paese europeo a sviluppare il servizio e oggi conta circa 860 siti. Nell'Europa continentale si contano 550 centri di cui il 30% in Francia. In Italia gli “alberghi delle cose” come vengono chiamati, sono per ora una cinquantina in tutto, ma stanno aumentando costantemente grazie anche all’attività di comunicazione e marketing che punta a illustrare il servizio come la soluzione più facile ed economica ad un problema comune a privati ed imprese.

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