mercoledì 20 maggio 2009

La nuova Pozzuoli ricomincia dal mare

Ridisegnare con un Master Plan tutto il fronte mare per ritrovare l’identità perduta e rilanciare il proprio sviluppo. Sull’esempio di quanto è già avvenuto a Liverpool, Barcellona, Valencia e Genova, ma anche a Parigi e Londra. Questo è l’obiettivo del grande piano di riqualificazione urbana di Pozzuoli. Un piano da 1,3 miliardi di euro di cui un terzo circa verrà sostenuto da imprenditori privati.
“Dopo il bradisismo degli anni 80 erano arrivati a Pozzuoli ingenti finanziamenti per la ricostruzione e il risanamento dell’area – dice Mario Breglia di Scenari Immobiliari -, investimenti pari a 484,5 milioni di euro che sono stati finanziati e utilizzati per la costruzione di infrastrutture (strade, metropolitane, ferrovie) e la riqualificazione del Rione Terra che oggi sono completati al 90%. Interventi che però non erano stati inseriti in un progetto unitario che oggi è stato affidato all’architetto americano Peter Eisenmann il quale ha realizzato un piano di riqualificazione che dal Molo Caligoliano alla Punta Epitaffio per circa 4 chilometri di costa. Questo approccio risponde a quella che è la linea europea di rilancio di queste realtà: prima le infrastrutture poi i servizi e le attività”.
A Pozzuoli, come a Bercellona e Genova, il porto e gli insediamenti industriali hanno rappresentato per anni una sorta di “tappo”, di diaframma, tra la città ed il mare; dunque la riconquista e la valorizzazione dell’affaccio sull’acqua è stata considerata un’azione strategica per un rilancio ambientale ed economico (ma anche di immagine) della realtà urbana. Il Master Plan che dovrà ancora venire approvato prevede il rifacimento del lungomare con il recupero e il risanamento dell’ex Sofar, stabilimento Breda dove si producevano carri ferroviari, un’area larga da 50 a 100 metri, affacciata su una spiaggia lunga un chilometro, dove sorgeranno Centro congressi, alberghi, centro servizi e multisala, un centro velico internazionale e altre nuove attività economiche.
“Il recupero dell’area dell’ex stabilimento rappresenta un tassello importante all’interno di una strategia più complessiva – sottolinea Breglia – che può rappresentare un intervento molto significativo nel panorama nazionale non solo per le dimensioni dell’area (175.000 mq) e dell’investimento (stimato in 350 milioni di euro), ma per le importanti ricadute occupazionali e per la capacità di coniugare recupero ambientale, nuove attività economiche legate alle vocazioni della città, attraverso il disegno urbano. Un intervento che potrà fare scuola per altre realtà del Sud Italia”.

3 commenti:

ettore maria mazzola ha detto...

povera Pozzuoli, affidarsi ad un architetto che non ha mai avuto nessuna conoscenza, né tanto meno alcun interesse per la cultura storica. Un individuo arrogante il cui unico interesse è quello di mettere la sua firma dove capita, senza doversi sforzare di studiare i luoghi in cui opera. Sarebbe ora di smetterla con il complesso di inferiorità culturale nei confronti di altre realtà che non hanno nulla a che fare con la nostra ... fortunatamente. Il rilancio italiano deve partire dalla valorizzazione di ciò che abbiamo, non dall'inserimento di oggetti alieni come il Museo dell'Ara Pacis e altre idiozie del genere. Chi ha preso questa decisione si vergoni e torni sui suoi passi.
Ettore Maria Mazzola

Carlo Arcari ha detto...

Per completezza la informo che l'iniziativa parte, oltre che dallo Stato e dalla Regione Campania, da investitori privati con in testa Livio Cosenza, imprenditore molto noto in città e titolare della Waterfront Flegrea Spa che ha donato all'amministrazione comunale il Master Plan con le idee progettuali che apriranno prospettive turistiche e occupazionali per non meno di 2mila persone. Della cordata fanno parte anche Pirelli Milano Investimenti e Finmeccanica RE.

ettore maria mazzola ha detto...

voglio chiarirle che la mia posizione non è mirata all'iperprotezionismo, tutt'altro. Solo non condivido questi progetti che fanno i soli interessi delle multinazionali dell'edilizia e, piuttosto che supportare le piccole e medie imprese locali, tendono a distruggerle e, troppo spesso, a strozzarle con il sistema del subappalto a catena. Questa è la lezione che ci hanno lasciato tutti i progetti delle archistars, conivolte per motivi carismatici e, conseguentemente, legittimate a fare ciò che sanno fare. Così i materiali come gli intonaci e le vetrate della teca dell'Ara Pacis sono state prodotte in Inghilterra e Germania, ecc. Questi progetti sperimentano sulla nostra pelle le "fantasie" delle stars e annullano l'identià dei luoghi che tendono, alla fine, ad assomigliarsi tutti in maniera orribile. Se fosse vero che questi "filantropi" sono davvero interessati a migliorare le condizioni locali, perché non fanno in modo che venga coinvolta in primis la popolazione, e poi degli architetti ITALIANI, che possano progettare, anche interventi più grandi di quallo in oggetto, ma nel rispetto totale dei canoni dell'urbanistica e dell'architettura locali, anche al fine di riformare un artigianato che sta perdendosi? Non pensa che questo possa creare molti più posti di lavoro a tempo indeterminato, piuttosto che i presunti 2000 (temporanei) che si dicono? Non pensa che sarebbe opportuno ricominciare a progettare e costruire nel rispetto reale dell'ambiente, e quindi con materiali e tecniche tradizionali, piuttosto che essere schiavi dell'industria che si spaccia per eco-sostenibile? Se può interessarla, ho scritto un lungo articolo su questi argomenti pubblicato on-line da "Il Covile", penso che lei, da bravo giornalista quale mi sembra, sicuramente potrà comprenderlo e apprezzarlo. Si tratta della mia controproposta alle new-town e alla legge urbanistica.
Cordialmente
Ettore Maria Mazzola

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