giovedì 23 aprile 2009

Urquiola abbatte il muro tra letto e bagno

Abbiamo abbattuto il muro tra living, cucina e pranzo, oggi dobbiamo abbattere quello tra camera da letto e bagno. Questo in estrema sintesi il nuovo concept che Patricia Urquiola propone per la stanza da bagno nella casa del futuro. Un ambiente che sempre più è destinato ad integrarsi con la camera da letto riunificando, come già avveniva in passato, l’area intima dell’abitazione.
Il suo concept, frutto di quattro anni di lavoro e ricerca su forme e materiali, l’architetto basco-asturiano lo ha presentato ieri con una installazione realizzata a Palazzo Visconti in occasione del Salone Internazionale del Mobile di Milano. Si tratta di un concept destinato probabilmente a rivoluzionare la divisione degli spazi abitativi riportando l’attenzione su gusti, esigenze e modalità del vivere oggi l’intimità domestica.
“Il nuovo ambiente si lascia alle spalle le jacuzzi doppie anni 80 o le Spa casalinghe. Quest’ultimo è un modello che vedo più adatto ai luoghi pubblici, alberghi e residence, dove si tende giustamente a recuperare l’antico concetto di terme” afferma la designer spagnola, che a Milano ha lavorato con Achille Castiglioni e Vico Magistretti. Patricia Urquiola vede il bagno come uno spazio che diventa fluido per integrarsi con la zona notte, personalizzato con oggetti che tradizionalmente non ne facevano parte. Due vasche singole affiancate, comode perché larghe internamente 80 centimetri, che ricordano nella forma le vecchie tinozze, con due lavabi gemelli, ma separati sui due lati dell’ambiente. Anche questi riprendono la forma del vecchio catino con due manici, ad alludere la possibilità di recuperare l’acqua utilizzata per irrigare le numerose piante verdi che convivono nel nuovo spazio, separato dalla zona letto da un paravento multiuso, specchio, ma anche elemento riscaldante. “Per me – spiega Patricia - il bagno è il luogo della casa dove più rivive l’idea del contatto originario con la natura. È lo spazio dell’intimità, dell’incontro, della condivisione familiare; per questo ho voluto immaginarlo a stretto contatto con le piante. Un luogo che consente un utilizzo allargato, in grado di suddividersi in angoli di uso più intimo e individuale”.

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